Questo post vi era piaciuto parecchio, quindi ho pensato di replicare con un altro sul tema “documentari Netflix” e condividere con voi gli ultimi che ho guardato.

The Great Hack – Privacy Violata

Se come me lavorate con social e web, non potete non guardarlo. Parla dello scandalo di Cambridge Analytica e Facebook (l’avrete sicuramente sentito al tg): è un pezzo di storia da sapere e assimilare, per quanto inquietante. Appena terminato mi è rimasto addosso un senso di inadeguatezza per quello che faccio di mestiere che mi ha sballata per un po’, ma mi sono sentita anche molto più consapevole. Dura quasi due ore, ma guardatelo, perché le merita.

Perché è interessante? Perché se passiamo così tanto tempo sui social dobbiamo essere consapevoli anche del loro funzionamento e di quello che può esserci dietro.

Diagnosis

Docuserie del New York Times, anche questo è fortemente incentrato sul potenziale (e reale potere) del web. La Dottoressa Lisa Sanders scrive abitualmente una rubrica sul Times: nelle 8 puntate della serie si analizzano altrettanti casi di malattie rare e non diagnosticate, curate poi”grazie al web”. In pratica: una volta pubblicato l’articolo con la storia del paziente in questione, si sono raccolti video di risposta con possibili diagnosi di persone da tutto il mondo, sottoposti poi ai medici della persona.

Perché è interessante? Perché a mio avviso fa capire anche l’aspetto buono del web e non solo gli aspetti negativi (cosa che invece fa The great hack).

Fyre: The greatest Party That Never Happened

La storia di una delle truffe più grandi di tutti i tempi, perpetrata da un imprenditore poco più che ventenne con deliri di onnipotenza. Milioni di dollari spesi per organizzare quello che avrebbe dovuto essere il festival musicale del secolo. Dico “dovrebbe” perché non è mai avvenuto: la situazione è sfuggita di mano agli organizzatori, che hanno venduto biglietti da mezzo milione di dollari promettendo ai partecipanti ville di lusso e trattamento da vip. Centinaia di persone e influencer si sono trovati su un’isola delle Bahamas senza posto in cui dormire, senza cibo né acqua. Se pensate che un argomento del genere non vi tocchi minimamente, sbagliate: la truffa è avvenuta sui social e per colpa dei social.  Guardare questo documentario penso aiuti con la consapevolezza di quello che abbiamo intorno a noi tutti i giorni.

The mind, explained

Breve, sono solo 5 puntate da circa 20 minuti l’una: scorre liscio come l’olio, l’ho finito in una serata. Racconta 5 aspetti della Mente in maniera semplice e chiara: Memoria, Sogni, Ansia, Mindfulness (tradotto con “Consapevolezza”) e Sostanze psichedeliche. Si imparano un sacco di cose interessanti e che secondo me vanno sapute anche solo per cultura generale. Assolutamente da guardare in lingua originale perché è narrato da Emma Stone: credo che tradotto perderebbe un 80% della sua bellezza.

Betting on zero

Betting on zero è un documentario di un paio di anni fa sulla sconcertante storia di Herbalife, colosso dei bibitoni sostitutivi dei pasti. Sapevo già tutto, ma sentirlo raccontato dalle voci di chi ci ha rimesso migliaia di dollari è strong… Fun fact: qualche anno fa ho rischiato di finire dentro il giro di Amway, una cosa molto simile. Fortunatamente, anche se ero in cerca di un lavoro, non mi sono fatta condizionare e sono rimasta fuori. Purtroppo non tutti hanno la stessa presenza di spirito, specie perché questi schemi piramidali sono fatti apposta per far leva sulle debolezze delle persone. Il documentario è da vedere anche solo per capire meglio queste dinamiche e proteggersi.

Con questo concludo la serie di documentari visti nell’ultimo periodo! Si accettano suggerimenti per i prossimi!

Li attendo nei commenti, eh.
Al prossimo post,
M