Oggi mi sono svegliata con la malsana idea di scrivere questo post. Avevo il dubbio che fosse minimamente utile o di vostro interesse, ma alla fine mi sono detta: su 1400 persone almeno qualcuna che lo leggerà ci sarà, anche perché siamo giusto nella settimana in cui un po’ in tutta Italia iniziano i vari corsi e magari voi siete indecise se iniziare o meno. Quindi ecco un post che per me conta davvero tanto: voglio condividere con voi la mia esperienza in merito al ballo latinoamericano e raccontarvi cosa ci ho guadagnato.

Dovete sapere che fino a pochi anni fa il mio massimo di ballo era questo:

Belle cose, vero? Ah, il fatto che abbia scelto un uomo (Dawson Leery, mica palle) non è casuale, la mia sensualità era esattamente quella che vedete qui sopra.

Tre anni fa in questo periodo stavo scrivendo la tesi di laurea: non facevo altro, solo tesi dalla mattina alla sera, ero sull’orlo dell’esaurimento nervoso. Dovevo necessariamente trovarmi qualcosa da fare per passare il tempo che non implicasse un pc e dei libri. Un giorno mi trovo nella cassetta della posta un volantino di una scuola di ballo e mi dico «Perché no? Tanto male che vada inizio e poi dopo la laurea mi fermo!». Sono andata avanti tre anni. E lasciatemelo dire, sono stati tre anni davvero splendidi.

Bando alle ciance, passiamo al concreto. In questi tre anni di scuola ho iniziato con un po’ di bachata, poi siamo passati alla salsa cubana (di coppia e in rueda de casino) e col tempo (durante il corso avanzato) abbiamo imparato anche qualcosa di rumba cubana (che non è quella che vedete a Ballando con le stelle), e reggaeton. Volevo mettervi un video per ogni tipo di ballo, ma se lo faccio poi vi perdete con quelli e non leggete più. :P

Ma ora passiamo al dunque. Cos’ho guadagnato in questi tre anni?!

Sicurezza

Credo di essere sempre stata una delle persone più timide del mondo. Buttarmi in pista è stato uno degli scogli più grandi da superare: uscivo alla sera con il resto della scuola e mi bloccavo in un angolo per ore prima di riuscire a muovermi, rifiutavo le proposte di chi mi chiedeva di seguirlo in pista e c’erano serate in cui addirittura tornavo a casa senza aver neanche ballato. Finché finalmente mi sono accorta che stavo buttando al vento un gran numero di occasioni per divertirmi e piano piano, forte del supporto dei miei maestri che ci ripetevano ogni volta “Buttatevi e fregatevene di chi vi sta intorno“, ho superato la cosa: ho imparato a non badare al giudizio di chi – potenzialmente – mi stava guardando, ma soprattutto ho capito che nessuno mi guardava davvero. Mi sono buttata in pista con gli individui più strani e… quanto mi sono divertita. Che la pista fosse semivuota non è più stato un problema, ora mi lancio e basta. Ma la cosa più importante è che la sicurezza che ho guadagnato in pista, l’ho portata anche fuori: ora ho self confidence da vendere, ma anche tanta autoironia. Sbaglio? Chissenefrega. Rido e passo oltre, la prossima volta andrà meglio. Per il saggio di fine anno sono finita in prima fila: in 7 date, su 3 ci sono stati errori che mi coinvolgevano. Tre anni fa sarei stata sull’orlo della depressione alla fine di ogni esibizione, ma ora ogni volta che ci penso e mi figuro la faccia dei miei compagni di gruppo quando ci siamo accorti degli errori, rido sotto i baffi per conto mio passando per una cretina. :D A starci male si fa una doppia fatica, credetemi.

Femminilità

Punto importante. Molto, per me. Ho il classico corpo mediterraneo: tutto al posto giusto, ma decisamente in carne. Pur non avendo intenzione di dimagrire chili su chili e accettando di buon grado il mio seno abbondante, tendevo a nascondere le mie forme e a inibirle anche con il mio atteggiamento. Mentre scrivevo il paragrafo qui sopra mi è venuto in mente qualche episodio a cui mi riferivo e mi sono pure ricordata cosa mettevo per andare a ballare nei primi tempi: jeans, dolcevita, stivali bassi. Gesù. Immaginate andare a ballare in discoteca con un abbigliamento del genere… Tanto valeva chiudersi in convento, Marty.

Ma piano piano, guadagnando la sicurezza di cui parlavo sopra ho iniziato a mollarmi. Primo passo, i tacchi. Io sono sempre stata super impedita a portarli, un vero disastro. La maestra faceva pressione perché iniziassimo a portarli per ballare (anche perché la salsa si balla sulle punte), quindi mi sono comprata il primo paio di scarpe da ballo quando ero ancora al corso base: il primo periodo è stato notevolmente complesso, inciampavo e rischiavo di rompermi il collo ogni due per tre, ma col tempo ho imparato a ballarci e a camminarci con disinvoltura. Ora porto un tacco 12 senza sembrare un T-Rex mentre cammino e quando esco non rinuncio a quel boost di altezza in più (senza contare che ogni cm di tacco ti toglie un kg, si dice!). Ho iniziato anche a mollarmi e a seguire la gestualità, a muovermi meglio e a sbloccare il bacino, che prima sembrava piantato con le viti: piano piano ti rendi conto che superare la vergogna di lasciarsi andare conviene più a te che agli altri. Se ti muovi come un pinguino per la paura di risultare ridicola, otterrai l’effetto opposto: non sei bella da vedere né per te stessa né per chi ti sta intorno. Impegnarsi a riuscire gioverà prima di tutto a te, ma anche ai tuoi maestri, all’uomo con cui balli, a chi ti guarda da fuori. È un win win. E poi sentirsi bella e sensuale fa solo bene, a una donna.

Stare in mezzo alla gente

Qui non bastava una parola sola, ho dovuto ricorrere a una frase. Non vi accorgerete di quanto possa servirvi stare in mezzo a gente totalmente diversa da voi finché non lo provate. Soprattutto perché «Ma io non ho bisogno di gente nuova, sono la Regina della socievolezza, sono figasoloio e ho già amici», l’abbiamo detto tutte almeno una volta. WRONG. Davvero, sbagliatissimo. Io sono sempre stata un po’ snob, lo ammetto. Stavo sulle mie un po’ con tutti, non mi “concedevo” alle persone con cui uscivo, criticavo, giudicavo, puntualizzavo. Insomma, diciamolo: ero stronza. Non che ora non lo sia, ma diciamo che ho fatto notevoli passi avanti! :D In una scuola di ballo non troverai mai gente uguale a te: in quella che ho frequentato io ho trovato persone con cui – senza la scuola – probabilmente non avrei neanche mai parlato per mancanza di occasioni. E che sorpresa è stata, frequentare queste persone: si sono create amicizie, complicità, rapporti di reciproca stima. Non posso neanche dirvi quanto questo abbia contato per me: il mio carattere si è ammorbidito, ho ampliato i miei modi di vedere il mondo e chi mi sta intorno. Non saprete di averne un gran bisogno finché non lo proverete sulla vostra pelle, credetemi.

Disciplina

Ok, questa forse la troverete esagerata, ma adesso capirete di cosa parlo: trovarsi in un gruppo di gente di diverse età, abitudini e vissuto non aiuta certo l’uniformità del gruppo, ma fa bene per una serie di ragioni.

Col tempo si inizia a capire che il termine “scuola” di ballo ha un perché: ci sono dei maestri davanti a te che stanno ti insegnando quello che sanno con pazienza (tanta) e dedizione e che sono lì per te. Farsi i cavoli propri durante la lezione non è educato, nè tanto meno rispettoso: se cazzeggi e non impari nulla fai male a te stessa, ma anche al gruppo, perché tirerai indietro i tuoi compagni di avventura frenando anche il loro apprendimento. E non tutti i maestri hanno la pazienza per sopportare quello che perde le spiegazioni perché parla… In rueda balli in sincronia con il gruppo: se sbagli rischi di “rompere” il cerchio. Io grazie alla scuola ho imparato:

  • ad ascoltare
  • a rispettare i miei maestri
  • ad aiutare chi è più indietro di me senza deriderlo o giudicarlo
  • a cooperare con i miei compagni
  • a dare importanza al gruppo e capire che non ci sono solo io

Insomma, so di aver scritto un poema. Lo so. Ma questi tre anni mi hanno cambiata in meglio e li rifarei mille volte. Non ringrazierò mai abbastanza i miei maestri Lara e Mauro. Per chi volesse imparare a ballare consiglio anche la famosa scuola di danza di Torino Sampaoli.

Spero di avervi trasmesso anche solo un terzo dei benefici che si possono guadagnare iniziando una scuola di ballo: io ho parlato del latinoamericano, ma credo valga per qualsiasi scuola. Se siete indecisi, buttatevi, non ve ne pentirete davvero. :)

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